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Il progetto e il linguaggio

 [...] Stabilì finalmente l'Ottimo Artefice che a colui cui nulla poteva dare di proprio fosse comune tutto ciò che aveva singolarmente assegnato agli altri. Perciò accolse l'uomo come opera di natura indefinita e, postolo nel cuore del mondo, così gli parlò: -non ti ho dato, o Adamo, né un posto determinato, né un aspetto proprio, né alcuna prerogativa tua, perché [...] tutto secondo il tuo desiderio e il tuo consiglio ottenga e conservi. La natura limitata degli altri è contenuta entro leggi da me prescritte. Tu te la determinerai senza essere costretto da nessuna barriera, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai. [...] 

(Giovanni Pico della Mirandola, Oratio de hominis dignitate)
The Weather Project

Foto di wonderferret

La complessità dell’informazione è sempre più parte integrante del modello di business.
 
Gestire informazione sul web vuole dire attivare progetti complessi. I progetti complessi necessitano di un respiro ampio
Il progetto si svela solo durante il lavoro di realizzazione, solo dopo si può narrare.
All’attivazione di un progetto è necessario valutare due aspetti: il tempo e i costi.
Un terzo aspetto che non sempre è chiaro, ma assolutamente imprescindibile è la lingua con cui si comunica tra attori.
Uno scalpellino è diverso dal muratore, occorre trovare una lingua comune, serve un linguaggio comune tra “famiglie professionali”. E quando i progetti sono complessi le “famiglie professionali” coinvolte spesso sono molte. Ogni progetto ha (o può avere) un suo volgare, una lingua imperfetta che consente a tutti di condividere conoscenze ed esperienze.
Progettare vuole anche dire definire una lingua, una regola di ingaggio, una modalità comune di espressione, definiti i tempi e i modi è l’attività principale, da cui discende la possibilità di capirsi e di ottenere l’obiettivo.
Nella definizione della linea del tempo e nella misurazione dei costi, la questione linguistica è centrale. Comprendersi vuole dire definire una rotta condivisa, comprendersi subito, permette di migliorare i tempi e i costi, permette di lavorare su una base di fiducia, ottenere il risultato prima, spendendo meno.
Utilizzare un linguaggio condiviso consente di essere chiari di conoscere i punti nodali del progetto, permette di ridurre al minimo le incognite, ma, allo stesso tempo interpretare il progetto come un divenire.
Si può fotografare il progetto in ogni istante, ed ogni fotografia sarà diversa. Il progetto, come un film ha uno svolgimento, una trama, che difficilmente può essere scritta tutta “ex ante”. Spesso, giocoforza, è necessario essere bravi a cogliere lo ZEITGEIST, lo spirito del tempo. Trovare il momento meno inadatto per compiere le scelte. 
La pianificazione è per sua natura astratta, non riesce a cogliere la specificità del contesto. Avere una base solida di comunicazione ( e non un workflow documentale) permette di cogliere e risolvere tempestivamente difficoltà e delicatezze che si costruiscono lungo via. Meglio una progettazione snella e un sistema di comunicazione solido; comunicazione corretta genera maggiore fiducia e chiarezza, questo consente di gestire gli imprevisti, che, per quanto la progettazione sia corretta, ci saranno.
 
Il progetto non è la somma delle parti.
Non esiste un’unica epistemologia, ogni progetto porta con sè la propria; allo stesso modo il concetto di completezza è un mito per quanto accurata una pianificazione dimenticherà dettagli, o banalmente si troverà a gestire situazioni non previste perchè non pevedibili. Pensare di restare adesi alla propria progettazione è insensato, costoso e non funzionale. Così come non esiste una scienza che cerca conferme alle proprie teorie, non deve esserci un progetto che prospera alla ricerca della conferma del proprio spirito originario.
Il progettista accetta il responso del tempo. Bisogna saper collegare le possibilità emergenti, il progetto non va ridotto sul piano, sarebbe un inutile spreco di opportunità.
 
Gestire il divenire
Il Project Management nasce dentro le “operations” della fabbrica fordista; a quel tempo il paradigma pareva immutabile, era necessario governare processi complessi e pesanti, ma apparentemente immutabili. Oggi, nell’era liquida, il PM deve essere gestione del divenire. L’arte del management non ha come oggetto il regime ma il transitorio. Il transitorio è sommamente complesso, mentre il paradigma della semplificazione origina un’intelligenza cieca, attribuendo importanza alle singole parti, insistendo nella medesima direzione.
Situazioni complesse richiedono un approccio sistemico, è necessario smontare la situazione.
Project building: cogliere il noi, qui, adesso.
Scope: regole del gioco (regole d’ingaggio)
Si decidono le regole con la squadra che deciderà quale strategia adottare, in funzione dell’evolversi del lavoro. Si compilerà un Project charter emergente.
Lo scope innovativo si modifica tutte le volte che lo si ritiene necessario, dal momento che la semplice rappresentazione ideale del progetto, oltre che fuorviante rischia di essere controproducente.
E lo strumento potrà essere il Project manifesto: processo di riflessione condivisione e convergenza per tutte le parti in causa, il nuovo PM originerà la Project Sistemic map: descrizione del contenuto del progetto. Il progetto è un sistema evolutivo necessita di un’attento studio e merita di poter essere rivisto tutte le volte che è necessario. L’obiettivo non è tenere fede al progetto, l’obiettivo è risolvere il problema per cui si è costruito il team.

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