Inviato da Lele il Gio, 18/11/2010 - 11:52
La fabbrica dell'immateriale
Enzo Rullani è un economista. Mi è capitato di ascoltarlo ad una conferenza, è persona garbata, attenta, molto chiara nell’esposizione.
Il suo “La fabbrica dell’immateriale” lo avevo acquistato tempo fa, si incastrava bene nelle riflessioni che stavo facendo, ma è rimasto sul tavolo fra i libri da leggere per quasi un anno. E’ un testo puntuale e doveva entrare in un discorso preciso.
Racconta in modo molto documentato e con un linguaggio economico uno sviluppo. Racconta il passaggio da un’economia basata sula produzione della merce, ad una nova economia, Questa nuova economia che, si fonda ancora sulla produzione della merce, diversamente non mangeremmo, non ci sposteremmo, non avremmo gli strumenti per connetterci, ri-declina la propria configurazione del valore, e ricostruisce la filiera a partire dalla conoscenza e dallo scambio.
Il punto di partenza della riflessione è la lettura della domanda di senso che è propria e connaturata con l’uomo contemporaneo.
L’uomo contemporaneo chiede un senso al proprio agire, al proprio esistere. Il superamento dell’emergenza materiale, tipica della società post-moderna fa si che sia impellente l’esigenza di dare un senso all’esistenza.
L’esistenza acquisisce senso laddove è possibile dare significati personali alle cose, alle interrelazioni, ai processi.
Rullani definisce economia della conoscenza la scienza che è in grado di leggere questa trama e di dare conto di questo processo.
L’uomo, come l’asino di Buridano i trova sottoposto a due opposte tensioni: una è il produrre che garantisce delle sicurezze (sicurezze che vengono meno via via) e poi una via poco soddisfacente, con una produzione faticosa, a tratti macchinosa ed insicura ma che è straordinariamente coinvolgente.
In un caso si parla dell'economia delle cose, nel secondo si parla di economia della conoscenza.
Il percorso da compiere è in fieri, vanno approfondite le dinamiche ma la strada pare segnata.
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